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MOSTRA
L’AFRICA IN PIEDI
19 poster cm 60(l) x 90 (h)
realizzati in stampa grafica a colori
plastificati e applicati su supporto in Kapaline
(materiale resistente e leggero, simile al polistirolo espanso)
Costi
250 euro senza trasporto
300 euro con il trasporto a carico dell’associazione Chiama l’Africa
Contenuti
La mostra è realizzata con testi di Eugenio Melandri, citazioni da poesie e testi vari,
foto e materiali documentari derivanti da convegni, pubblicazioni e percorsi autonomi di ricerca.
Ne riportiamo qui di seguito alcune citazioni e qualche immagine
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 PROLOGO Alla fine, la strada di ciascuno è la strada di tutti
Non vi sono viaggi isolati
perché non ci sono viandanti isolati
Tutti gli uomini sono uno
e non vi è un’altra storia da raccontare
Cormach Mc Carthy, Oltre il Confine
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Foto: Keltouring
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RISORSE L’Africa è un “pozzo delle meraviglie” . Una terra dalle infinite risorse per le ricche industrie del nord: oro, diamanti, petrolio, legname, pregiato, minerali rari, pesce, prodotti agricoli.
L’Africa produce troppo per l’esportazione e troppo poco per il consumo interno. In questo c’è l’ombra del suo passato coloniale durante il quale le sue ricchezze venivano saccheggiate sistematicamente dalle grandi potenze europee. E oggi? Le cose non sono cambiate. Le ricchezze del continente continuano ad essere saccheggiate da parte di governi corrotti, multinazionali, potenze occidentali. In questo triangolo di responsabilità ogni attore partecipa in egual modo al perpetrarsi di una vera e propria economia di rapina.
Il colonialismo storico, che sembrava sepolto, è in realtà risorto sotto nuove spoglie e viene spesso contrabbandato come "libero mercato": prezzi delle materie prime sempre più bassi; protezione dei propri prodotti; imposizione di barriere doganali su quelli degli altri; mano d'opera a basso costo per le nostre industrie.
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ACQUA Dice un proverbio dell’Africa saheliana: "quando piove, Dio si unisce alla terra"
L’ACQUA è considerata dall’uomo africano un dono, non una proprietà.
Un miliardo e 400 milioni di persone al mondo non hanno accesso all’acqua potabile. 40 litri al giorno sono la quantità necessaria e giornaliera per la normale sopravvivenza di una persona. In molti paesi il consumo pro-capite è di 350 litri. In molti altri non si arriva a 5. E il numero di persone colpite dalla scarsità d’acqua o dall’accesso a risorse idriche “a rischio” è destinato ad aumentare velocemente nei prossimi anni. In molti paesi cosiddetti “in via di sviluppo” grandi multinazionali si stanno aggiudicando i servizi di distribuzione dell’acqua e i governi dei paesi poveri sono costretti a privatizzare i propri sistemi per “fare cassa”, ripagare il debito verso banche e governi occidentali e rispondere alle condizioni imposte dai creditori (compresi Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale). Si tratta di un sistema che trasforma l’acqua in bene economico che si vende e si compra, contro la cultura dei popoli, contro la cultura del mondo. Un sistema che minaccia la vita di milioni di persone che non possono permettersi di pagare. Senz’acqua non c’è vita. E per acqua scarsa, stagnante o non potabile in Africa si muore di malaria, leismaniosi, bilarziosi, malattie gastroenteriche e parassitosi.
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Foto: Gerardo Caglioni
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 MIGRAZIONI “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che nel nostro senso io non ho patria, e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, e in privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri”(Don Lorenzo Milani ai cappellani militari)
“L’esperienza mostra che quando una nazione ha il coraggio di aprirsi alle migrazioni viene premiata da un accresciuto benessere da un solido rinnovamento sociale e da una vigorosa spinta verso inediti traguardi economici e umani” (Giovanni Paolo II)
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Foto: Keltouring
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 GLI UOMINI DELLA DANZA Chi lancerà il grido di gioia
Per risvegliare i morti e orfani
e l’aurora
Chi restituirà memoria della vita all’uomo
delle speranze sventrate
Ci dicono uomini del cotone
del caffè, dell’olio
Ci dicono uomini della morte
Noi siamo gli uomini della danza
i cui piedi rinvigoriscono
colpendo il suolo duro
Leopold Sedar Senghor
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Foto: Nigrizia n° 2/02
LA SOCIETA’ CIVILE ORGANIZZATA
Tutto il decennio 1990-2000 ha visto moltiplicarsi il protagonismo della società civile africana, cioè di quei cittadini attivi che si sentono portatori di diritti e si battono pacificamente per conquistarli. Non si tratta di una scappatoia per salvare un continente in difficoltà. E’ piuttosto la premessa di una possibile rinascita, una leva capace di rivitalizzare la partecipazione politica, di ridare fiato alle istituzioni democratiche, di promuovere forme di rinnovamento in tutti i campi.
Si tratta di avere la pazienza e l’umiltà di scorgere, dietro i tragici fatti di un’Africa strangolata, milioni e milioni di persone, uomini e donne, frequentemente sotto il tallone di regimi oppressivi o in assenza totale di stato, che sanno però organizzarsi in associazioni, cooperative, sindacati, per tentare risposte adeguate alle esigenze fondamentali quali l’istruzione, il lavoro, la sanità.
Citazioni da articoli di Raffaello Zordan (Nigrizia) e Giulio Albanese (Misna) , pubblicati su Segno nel mondo n°18/02
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